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Il labirinto di Dedalo, quando lo sport ci mostra la via

2026-05-27 08:31

Filippo Biondi

Il labirinto di Dedalo, quando lo sport ci mostra la via

lo sport mi ha salvato, sport può salvare sempre tutti a qualunque età

In provincia di Agrigento, è successo qualcosa, è successo vicino la Valle dei Templi, dove ogni sera la malinconia del sole che muore oltre il mare, spegne le luci sui resti degli antichi popoli, proiettando ombre, misteri, chiaroscuri, intimitendo ogni visitatore che torna a casa e crea una particolare malinconia. Là, dove Icaro cade per la bramosia di un giovane curioso che voleva avvicinarsi al sole, in una celebre statua come venne pensata dall'artista che la creò. Solo che in questa vicenda è Dedalo che cade, il padre saggio e anziano di Icaro che per anni lo ha guidato e protetto dalle inesperienza e dalle avversità. Quei tanti Icaro siamo noi, troppo spesso presi dalla brama di avvicinarsi al sole, alla fretta di vivere e raggiungere risultati da toccare con mano, alla ricchezza, alla luce o alla fama, magari in tempi moderni con mille cellulari, podcast, social network, mode, e Dedalo è un anziano di 88 anni che decide volontariamente di cadere, di lasciarsi andare nel Baratro della sua solitudine. Etimologicamente, il termine "baratro" significava anche una voragine che era situata fuori alla città di Atene, dove venivano gettati poi i condannati a morte per crimini gravi. Un vuoto, una voragine, un nulla. Come quello che ti cresce dentro lo stomaco, si fa spazio fra il cuore che inizia a battere spesso troppo veloce e poi in mezzo ai polmoni, ti manca il fiato e ti senti in apnea, nonostante il senso di vertigine, ti senti sempre ad un passo dalla caduta, quella caduta ha un nome ben preciso, Depressione e credetemi l'ho conosciuta.

Un nome che fa paura a tal punto da divenire oggetto di scherno, così come ci si prende gioco della morte ad Halloween, si discosta da noi ogni cosa ci porti a quel termine, oppure, lo rendiamo così familiare e meno pauroso che diventa comune, così tanto comune da non essere più creduti, come la favola di "A lupo a Lupo".

Eppure, oltre 3 milioni e mezzo di persone in Italia ne soffrono, in modo conclamato e certificato, senza poter numerare chi non può accedere manco alla fase preliminare di una diagnosi. Una voragine dove il condannato è una persona che non merita compagnia, amore, pensieri ma la solitudine.

Ribera è un comune di circa 17 Mila abitanti, non proprio un posto piccolo dove tutti si conoscono ma certamente una persona che vive lì da una vita è più facile riconoscerla rispetto ad un passante. A Ribera in provincia di Agrigento si è sfiorato il dramma. Ma fa poco scalpore, perché da un anziano te lo aspetti. Perché ormai la sua vita l'ha comunque vissuta, tipica giustificazione quando si chiede che età aveva il morto, scoprendo che era anziano.

Non è un caso che questa storia inizi (per me) con una citazione al mito greco, in una terra che è stata culla di cultura greca e ha lasciato evidenti tracce del suo passaggio.

Un luogo dove la storia viene costruita e intrecciata al mito. Facendo un balzo assurdo, penso alle innumerevoli varianti di significato del termine Mito, per gli antichi greci, era mỳthos, "racconto" ed era una sorta di narrazione sacra che doveva spiegare l'origine del mondo, di tutti i fenomeni naturali e delle tradizioni, In epoca moderna, dire a qualcuno "sei un mito" è diventato un complimento informale per esprimere grande ammirazione. Significa che consideri quella persona eccezionale, simpatica, carismatica o capace di fare qualcosa di straordinario. Viene a tutti in mente subito una famosa canzone vero?

Ecco il mito in questa vicenda si intreccia fra passato e presente, il passato di un uomo di 88 anni fatto di assenze, dolori, solitudine e il presente di un giovane carabiniere che riesce a salvargli la vita acciuffandolo al volo prima di una fine tragica. Un mito. Mi viene la pelle d'oca a riascoltare le parole dell'anziano "voglio morire" e poi dopo "sono solo". L'istinto di sopravvivenza, l'eroismo, il senso civico, le procedure, l'essere un mito, non so quale ragione specifica possa essere intervenuta, forse l'insieme di tutte queste, unite ad una certa agilità, sensibilità, ed ecco che da allenatore e preparatore atletico mi sono subito risposto a cosa servono le prove fisiche dei concorsi per le forze armate, quando fatte con serietà e buon senso e molto spesso sottovalutate anche dalla commissione di esame che effettua test in modo superficiale. In risposta ad un'allieva che anni fa mi disse "ma tu vedi troppi film polizieschi, a me interessa passare le prove per essere assunta, mica poi correremo o salteremo come nei film" e per fortuna quella persona non superò mai le prove. Poteva esserci lei in quella via o un carabiniere che non aveva voglia di correre e saltare e salire di corsa le scale, magari con uno stato di salute dubbio. Invece c'era un ragazzo che con sangue freddo e una grande umanità, riesce a salvare un'anziano da quel baratro. "Dai alziamoci, la aiutiamo noi". Allora la speranza torna a farsi vedere in un paese famoso per la longevità dei suoi anziani, oltre 300 superano i 90 anni. Mi viene da pensare quanti altri fra questi sono soli. Noi i tanti Icaro lontani da casa, in cerca del sole e i nostri Dedalo rimasti a terra, in quella terra che abbiamo dimenticato, a costruire labirinti ma con la mente e nella mente, non come il "vero" Dedalo, quei labirinti dove poi ci rinchiudiamo da soli, senza che nessuno ci mostri l'uscita. Poi accade che ogni tanto qualcuno salta la siepe, un cancello, corre, afferra e ci salva.

Mi viene la pelle d'oca guardando e riguardando questo video, penso a quanto troppo poco si parli di salute mentale ma anche di indifferenza, il fallimento dell'anima, l'oblio dell'umanità, la voragine dove destinare chi non ci piace più, come essere condannati perché si diventa un peso, perché non si viene capiti, ascoltati, creduti, perché forse la depressione ci mette ancora tanta paura da distorcerne l'effetto che dovrebbe suscitare, ci mette paura l'anzianità, ci ricorda che ogni sole prima o poi tramonta anche sulla più bella opera d'arte a cielo aperto. Ecco, non sono un giornalista, mi sarebbe piaciuto farlo ma l'iter per diventarlo in Italia non mi piaceva, così come fare lo psicologo, altra professione che ho sempre ammirato e immaginato per me.

Ma certo oggi avrei voluto leggere una storia che facesse riflettere, sul coraggio e le abilità del carabiniere, sul baratro della società civile, sulla solitudine e salute mentale, non solo l'esposizione cronistica dei fatti in 50 righe che richiamano poi ad abbonarsi, cliccare Like, condividere e accanto manco a farlo apposta (o forse sí) una pubblicità di una residenza per anziani.

Quindi è una mia riflessione, un racconto, una vicenda che mi ha profondamente scosso e in cui mi sono letto in alcuni punti, che avevo voglia di condividere per chi sa rallentare e leggere, oltre un numero di caratteri predefiniti e sa ascoltare oltre la modalità accelerata di WhatsApp in cui tutti siamo caduti come una grande voragine, condannati a non prestare attenzione, ad avere fretta a cercare sempre la luce, scordandoci che forse quell'uomo di 88 anni manco saprebbe usare tutti questi affari elettronici per comunicare, ma stava solo aspettando invano bussare alla sua porta.

 

lo sport mi ha salvato, sport può salvare sempre tutti a qualunque età

 

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